Un po’ di storia

La ‘storia’ delle Feste di Settembre è una delle pagine più affascinanti della nostra tradizione.

Come poche (con un pizzico di presunzione, ci verrebbe da dire nessuna) Feste patronali, infatti, le Feste di Settembre continuano a conservare tutta l’autenticità, l’attenzione alle origini e la ‘conservazione’ delle tradizioni del passato. E il fatto che a queste si ‘mischiano’ gli aspetti più ‘profani’ – i cantanti, il divertimento, le giostre, ecc – è per noi ancora più apprezzabile. Una Festa a tutto tondo, ricca di così tanti elementi che è difficile trovare il più ‘rappresentativo.

 

L’omaggio alla Madonna del Ponte – La Nottata

Partiamo dalla Nottata, che tornando al mix di tradizione e innovazione possiamo a ragione definire la “Notte Bianca” più antica del Mondo!

La tradizione racconta che nel 1833 due sacerdoti lancianesi si recarono a piedi al Vaticano per prelevare le corone d’oro per la Statua della Vergine e del Bambino, opera che si trova nella Cattedrale della Madonna del Ponte, santa Patrona della città. I lancianesi, saputa la notizia del loro imminente rientro con i doni, non seppero aspettare e molti fedeli andarono a Castelfrentano, da dove scortarono le corone con molti falò fino all’arrivo alla chiesa di Santa Chiara a Lanciano, alle due di notte. Dopo ci fu la consegna di molte carte provenienti dal Vaticano nella sede arcivescovile, con una lettera del Papa Gregorio XVI che autorizzava l’arcivescovo Francesco Maria De Luca a solennizzare al massimo le “Feste di Settembre”. I lancianesi restarono alzati fino a dopo l’alba e questa prima nottata della storia di Lanciano è stata poi “istituzionalizzata” nelle Feste di Settembre, con una tradizionale veglia il primo giorno di festa.

In realtà – come racconta Silvio Di Iullo, autore del libro “La Madonna del Ponte. Tradizione, arte e storia” – sin dai primi anni del XII secolo il popolo lancianese mostrò devozione alla Madonna del Ponte, ma prima di giungere alle grandi feste in suo onore passeranno secoli. Da alcuni documenti si viene a conoscenza di un ordine dato, e cioè quello di celebrare e custodire le feste, in particolare quelle in onore di Maria SS. del Ponte.

E’ solo nel 1799 che si hanno le feste così come poi sono entrate nella tradizione; infatti, fu emanato un bando per comunicare che la festa sarebbe durata otto giorni, con fuochi artificiali, illuminazioni, musiche e corse di barberi (cavalli del Nord-Africa).

Nel 1833, in occasione dell’Incoronazione della Madonna e del Bambino, furono affissi manifesti in tutte le città del Regno, in cui si diceva che dal 7 al 22 settembre si sarebbero svolte le feste in onore di Maria Santissima del Ponte, Patrona della città di Lanciano.

Le grandiose celebrazioni in onore della Patrona della città continuarono negli anni, crescendo di importanza; memorabili feste si ebbero nel primo decennio del nostro secolo, poi vi fu la pausa della prima guerra mondiale, per poi riprendere in grande stile nel 1920.

 

Le Feste di Settembre

Dopo la “Nottata”, alle 4 del mattino cominciano ufficialmente le Feste con i fuochi di artificio, la Banda, e l’accensione delle Luminarie. Tradizione (ancora tanto ‘attuale’) vuole che si va tutti insieme verso piazza Garibaldi per mangiare la tradizionale pizza con peperoni e alici, prima di buttarsi tra le braccia di Morfeo… a pancia piena.

Nei tre giorni successivi, tra programma religioso e manifestazioni ricreative, Lanciano diventa ‘teatro’ di tantissimi appuntamenti: concerti, mostre, appuntamenti enogastronomici, manifestazioni di ogni tipo e gli immancabili fuochi d’artificio, fino ad arrivare alla Solenne Processione in onore della Madonna del Ponte nel pomeriggio del 16 settembre in cui tutti i fedeli frentani si stringono attorno alla statua della Vergine che esce tra le vie della città stretta nell’abbraccio di quanti la attendono lungo il suo cammino.

 

 

Prima delle Feste: la Fiera di Sant’Egidio

La Fiera di Sant’Egidio, che dal pomeriggio del 31 agosto affolla il centro di Lanciano di bancarelle ricche di campanelle… e non solo, è uno degli appuntamenti più colorati e festosi del Settembre lancianese.

Nell’antichità gli artigiani esperti facevano campanelle e cestini. La tradizione voleva che i fidanzati compravano alle proprie innamorate un cestino dentro il quale sistemavano la frutta; le fidanzate, a loro volta, acquistavano una campanella per ricambiare il gesto. Al calare della sera, lontani dagli occhi indiscreti dei genitori, gli innamorati si scambiavano questi doni come promessa d’amore. Quelli sposati con figli, invece, regalavano ai bambini un giocattolo di legno.

Oggi la tradizione si è evoluta e in genere si compra e si regala la campanella di terracotta o di ceramica. E di solito è lei a ricevere il gradito dono da lui, anche se la fidanzata spesso decide di ricambiare.

Ma perché proprio la campanella? Questo simbolo si deve a Sant’Egidio, Abate Benedettino, vissuto fra il VII e l’ VIII secolo, santo protettore degli ammalati, tra i quali i lebbrosi. Questi portavano un bastone con un sonaglio affinché la gente fosse avvisata del loro arrivo. Da qui la campanella, che però ha assunto nel tempo tutto un altro significato.

Alla Fiera si possono poi trovare tanti altri oggetti: giocattoli di ogni tipo, pezzi di artigianato, manufatti vari.

Tutto contribuisce a creare un’atmosfera magica, dove lo sfavillio delle luci, il suono delle campanelle, le urla festose dei bambini in festa, gli abbracci tra fidanzati e la curiosità dei turisti si mescolano in un’unica, grande, gioia collettiva.

 

Il Mastrogiurato

Dal 1981, l’Associazione Culturale “Il Mastrogiurato” si è fatta promotrice della Rievocazione Storica dell’Investitura del Mastrogiurato: una manifestazione che si è saldamente radicata nel cuore dei lancianesi e di tutto il numerosissimo pubblico che ogni anno assiste alla cerimonia ed alle iniziative collaterali. L’evento si articola – dall’ultima domenica di agosto alla prima domenica di settembre – in una settimana di iniziative culturali e di spettacolo e comprende: la Tenzone dei quartieri, due cene medioevali ispirate alla Panarda, fiera medievale, taverne, concerti di musica antica, spettacoli teatrali, teatro di strada, giocolieri, cavalieri e combattenti, danzatrici, trampolieri, falconeria, sbandieratori e culmina nell’imponente Corteo Storico della prima domenica di settembre. In quel giorno si celebra la solenne cerimonia di investitura del Mastrogiurato con un corteo composto da oltre 700 figuranti in costume d’epoca – provenienti da molte città italiane ed estere – che si snoda lungo il percorso tramandato dagli storici.

Nel 1304 il re Carlo II d’Angiò istituì in molte città del Regno la figura del Mastrogiurato, che era una carica elettiva destinata ad affiancare ed aiutare il Sindaco nelle sue funzioni, assolvendo, fra l’altro ed in particolare, gli incarichi di sorveglianza dei mercati e degli approvvigionamenti cittadini, dell’apertura e chiusura delle porte e del traffico che entrava ed usciva dalla città.

A Lanciano l’incarico assunse subito una particolare rilevanza, sia perché era sede delle famose Fiere, luogo di convegno di migliaia di mercanti, sia perché era ‘Città demaniale’, cioé non soggetta ad un Barone (o ‘Signore’), ma di proprietà diretta del Re, che vi nominava un Governatore Regio, che lo rappresentava. Poco dopo l’istituzione della carica, la città acquistò molti ‘Feudi’, ossia divenne ‘Città Baronessa’.

I Sovrani che si succedettero, per riconoscenza per i servigi prestati dalla città e come premio della sua fedeltà, le concessero particolari privilegi, fra i quali quelli, al suo Mastrogiurato: di sovraintendere alle Fiere, come ‘Mastro di Fiera’, assicurando la ‘Pace di fiera’ ed il libero intervento di mercanti di ogni nazione e religione, senza distinzioni; di amministrare la giustizia civile e penale nelle fiere stesse, sottraendo temporaneamente questo compito al Governatore Regio; di poter convocare il Parlamento cittadino, con il suono della apposita campana, anche senza l’autorizzazione e l’intervento del Governatore. Gli Aragonesi, per il particolare appoggio loro dato da Lanciano nelle guerre contro i pretendenti Angioini, le concessero ancora di istituire una zecca ed il potere di dare pesi e misure, da impiegarsi anche nel territorio circostante. Allo scopo di incrementare il concorso di mercanti e di popolo alle due famose Fiere annuali, si dette sempre maggiore solennità all’apertura di esse. Con una imponente cerimonia, il Sindaco della città ed il Mastrogiurato, a cavallo, prelevavano dal Palazzo del Pubblico gli stendardi reali e quello della Città e li portavano attraverso il corso della Bandiera, nel Portico delle Fiere, esistente al centro del Prato della Fiera. Essi erano seguiti dalle maggiori Autorità cittadine (con i loro ufficiali e le relative scorte), dagli amministratori delle ‘terre feudali’ (con i relativi stendardi e seguito), dai ‘Consoli’ (rappresentanti delle nazionalità partecipanti), dai ‘Notabili’ della città, dai Mercanti e da una numerosa e variopinta massa di popolo, di suonatori, giocolieri, maghi, indovini, girovaghi ed altra gente, che normalmente seguiva le fiere. Giunti nel Portico, le bandiere venivano issate ed il Mastrogiorato vi si insediava e dichiarava aperta la Fiera, dando lettura del ‘Bando’ e delle norme che regolavano la stessa, dei particolari privilegi concessi dai Regnanti, quali le agevolazioni fiscali, la concessione dell’immunità a chiunque, anche di nazione nemica, vi intervenisse per la durata di essa e per quindici giorni prima e dopo, e delle numerose altre particolari provvidenze di cui godeva.

La figura del Mastrogiurato, anche se svalutata nelle funzioni originarie e nel significato, rimase sino all’avvento dei Napoleonidi sul trono di Napoli, quando nel 1806 fu sostituita dal cosiddetto 2° Eletto.

(fonte www.mastrogiurato.it)

 

Il Dono: il generoso omaggio delle contrade alla Madonna del Ponte

Ci sono le massaie che impastano il pane o le pizzelle; i vignaioli che pigiano l’uva con i piedi; le donne sedute di fronte ai telai per la lavorazione della lana; i contadini che setacciano il grano con il crivello; i fabbri che modellano il ferro; le signore che lavorano l’uncinetto. E poi ci sono le donne che sfilano con le conche, i bambini allegri e festanti che accompagnano i carri, a piedi o in biciletta. E poi c’è chi balla, canta, offre bicchieri di vino e gustose fette di pane e olio.

E ancora ci sono i carri colmi delle tantissime specialità del territorio, dei prodotti della terra conquistati con impegno, fatica e sudore. E ci sono anche gli animali, così preziosi per la tradizione pastorale: pecore, vitellini e caprette, ma anche le oche, cavalli, un asinello e persino una mucca da latte.

Ritratti di vita quotidiana del passato che ‘rivivono’ in un’unica giornata di festa a Lanciano, dove i colori e la varietà dei carri e delle conche addobbate con i fiori, i rumori dei trattori, le danze e le musiche suonate con fisarmoniche e tamburelli, le grida dei bambini e tutto il resto, fanno da cornice al senso religioso della Festa.

Quella del Dono, che l’8 settembre di ogni anno (festa della Natività di Maria), porta le contrade di Lanciano e qualche Comune limitrofo ad affollare corso Trento e Trieste con i loro prodotti, i loro valori e i simboli della loro terra, infatti, rappresenta l’omaggio dei contadini alla protettrice della città, la Madonna del Ponte. Ogni compagnia è preceduta dal capo contrada, e i contadini sfilano lungo il corso Trento e Trieste cantando inni religiosi, fino alla piazza principale della città, Piazza Plebiscito.

Alla fine della giornata, tutti i prodotti vengono messi all’asta e venduti, per destinarne il ricavato alla Madonna.

 

E infine… le dieci tradizioni da non perdere durante le Feste di Settembre

E infine, per riassumere, come non citare le dieci tradizioni da non perdere durante le Feste di Settembre (fonte Visit Lanciano)

1) Guardare i mortaretti in piazza Plebiscito alle 13 del 29 agosto per l’apertura delle Feste e alle 12 del 1 settembre per prevedere che tempo farà alle feste in base alla direzione della bandiera

2) Regalare una campanella di terracotta a S. Egidio il 31 agosto

3) Assistere alla rievocazione storica del Mastrogiurato la prima domenica di settembre

4) Assistere alla sfilata dei donativi alle 10.00 dell’8 settembre

5) Fare “la nottata” il 13 settembre mangiando laccio e porchetta

7) Mangiare la pizza con i peperoni alle 4.00 del mattino del 14 settembre

6) Assistere ai fuochi e all’accensione della paratura delle 4 del mattino del 14 settembre

8) Assistere alla Processione in onore della Madonna del Ponte il 16 settembre

9) Mangiare noccioline e lupini lungo corso Trento e Trieste

10) Assistere ai fuochi pirotecnici a mezzanotte del 14 e 15, ma specialmente alla serata conclusiva del 16 settembre

Share